Cronaca
Di Tendenza

Mirata sul bradisismo: “C’è un po’ di confusione! In caso di scossa non siamo assistiti, non c’è nessuno che ci coordina”

Tante questioni analizzate ed un invito alla tranquillità ai cittadini, fatte da colui che per molti rappresenta un punto di riferimento, tanto da essere stato battezzato 'il temerario'!

Marcello Mirata, geometra ed esponente politico appartenente alla federazione dei verdi, tra le altre cose, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Campi Flegrei TV, soffermandosi in primis sulla questione bradisismo. “In attesa di una ripresa a lungo raggio, lavori, e quant’altro, deve esserci dato supporto per gestire questa preoccupazione. Sono riaperte le scuole e fortunatamente le scosse sono diminuite. Io nell’ambito di un evento sismico preferirei avere un presidio per questi coloro che ci assistono. Se il sismografo è piatto e non c’è questa problematica, che ben venga, non ho bisogno di questo intervento”.

Convivenza col bradisismo? “Io ho vissuto il bradisismo 83-85 e all’epoca i fabbricati erano molto più fatiscenti, poi molti sono stati ristrutturati. Queste violente scosse non stavano all’epoca, o non me le ricordo. Io mi sono trasferito, ho dormito due notte nel mio ufficio perchè mia figlia stava avendo problemi. A via solfatara ho dovuto fare più ristrutturazioni, ma è il vivere quello sciame, quelle continue scosse, anche piccole, che non ti fa riposare. Quindi diventa un problema psicologico”.

Un’altra preoccupazione riguarda la sicurezza degli edifici: “Le case sono più sicure rispetto al passato, molte sono state ristrutturate. Ma queste scosse continue, anche quelle piccole, sono psicologicamente devastanti. Non ci fanno riposare. Quando arriva la vibrazione del pullman o il movimento della Cumana, la gente si spaventa”.

Per quanto riguarda la sicurezza degli edifici, Mirata sottolinea: “Bisogna vedere se le crepe hanno intaccato la struttura. Io ho fatto venire i vigili del fuoco a casa mia e le crepe non sono abbastanza gravi da mettere a rischio il palazzo. Ma la gente si preoccupa, ed è giusto che sia così, ma senza creare allarmismi inutili.” La gestione della paura e delle preoccupazioni sembra essere un punto cruciale, come ribadito da chi ha vissuto personalmente l’emergenza: “Mi hanno chiamato a Monterusciello per una crepa e ho spiegato che si tratta di un danno superficiale. Io sono ottimista ma sono anche obiettivo”.

Il piano di evacuazione resta un altro tema caldo: “Il piano di evacuazione per l’esplosione mondiale è un conto, quindi tutti i Campi Flegrei in caso di esplosione ci dobbiamo trasferire. Però mi reputo inteligente e questa cosa non avviene la sera per la mattina, ci sono degli studiosi che ci potranno avvisare. Qui dobbiamo gestire una scossa, perchè alle 8:15 di mattina del 6 febbraio dovetti andare a scuola perchè ci fu un tam tam nei gruppi di scuola. Non c’entra niente la via di fuga, siamo un po’ confusi su questa cosa. In caso di scossa non siamo assistiti, non c’è nessuno che ci coordina”.

Successivamente racconta la propria esperienza vissuta in prima persona durante le scosse: “Io non sono mai andato a prendere mia figlia a scuola perchè credevo in determinate strutture. Sono andato il 6 febbraio perchè mi hanno chiamato tutti. Da una parte sono soddisfazioni, ma ciò significa che psicologicamente siamo provati. Nel parco – prosegue Mirata, che rappresenta un punto di riferimento per moltissime persone – mi hanno chiamato ‘il temerario’ perchè ero l’unico che è sempre rimasto. Se stai tu ci dai carica, mi dicono”.

In merito al PalaTrincone di Monterusciello, Mirata afferma: “Domani si riapre il PalaTrincone e mio figlio, così come altri 400 ragazzi possono tornare a fare basket. Tutta la platea scolastica mi vede come un punto di riferimento. E non sono arrivato mai a scrivere sui social perchè sono arrivato all’esasperazione. A un certo punto non se ne può più. Mi dispiace per queste determinate azioni perchè le posso pensare io, ma dovrebbe pensarle chi ha la carica, non posso suggerirle. Mi sembra assurdo”.

In conclusione, facendo riferimento alla situazione di tensione continua, con una comunità che vive in uno stato di attesa e di paura, senza una gestione chiara delle emergenze, afferma: “Abbiamo le esperienze di dicembre, di febbraio, di maggio, e non abbiamo imparato niente. Ci sono persone che prendono e se ne vanno con le auto per allontanarsi a 500 metri dalle proprie abitazioni. Io non posso comandare la paura delle persone. Stiamo qua, stiamo convivendo. Dobbiamo conviverci. L’unico che può fermarsi è la solfatara, perchè a prevedere non si può prevedere”.

 

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